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Coltivare l’orto biodinamico senza veleni


Proseguiamo il discorso sull’agricoltura biodinamica parlando di humus, elemento cardine per una coltivazione naturale. La presenza dell’humus garantisce una corretta nutrizione alla pianta, rendendola sana e contribuendo alla prevenzione di malattie e parassiti.

Il testo che leggete di seguito è stato scritto grazie al contributo di Michele Baio. Michele, agricoltore, consulente e formatore biodinamico, dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica sezione Lombardia ha messo a nostra disposizione le sue esperienze e le sue conoscenze.

Coltivare senza veleni

Evitare l’uso di veleni nella coltivazione dell’orto è possibile, anche se non banale. La rinuncia alle tradizionali forme di difesa da insetti e malattie richiede la capacità di attivare risorse insite nell’ambiente naturale, in modo che le piante risultino sane e quindi poco soggette alle avversità. Possiamo considerare veleni tutte le sostanze che agiscono uccidendo insetti e microrganismi: non parliamo solo di prodotti chimici in uso nell’agricoltura moderna ma anche di alcuni trattamenti cardine dell’agricoltura biologica, ad esempio il rame, lo zolfo e il piretro.

Una sostanza come il rame viene usata combattere le malattie delle piante ma porta effetti collaterali, uccidendo microrganismi utili. Distribuendo ogni anno rame in un appezzamento si immette nell’ambiente un carico eccessivo di questa sostanza, che i batteri non riescono a degradare.

La coltivazione biodinamica rifiuta l’uso sistematico di questo genere di trattamenti, che vengono riservati a rari casi d’emergenza, dovuti per lo più a errori dell’agricoltore nell’applicare la metodica. Rudolf Steiner non ha mai nominato l’utilizzo di sostanze velenose quali rame o piretro nelle pratiche agricole biodinamiche. Un terreno sano è capace di reagire alle avversità, può essere aiutato con prodotti meno invasivi, come decotti, oli essenziali, paste per tronchi e altri preparati. Queste sostanze naturali non portano effetti collaterali, si limitano a stimolare risorse insite nell’ambiente e ad attivare processi positivi che portano alla soluzione del problema.

Non si può però pensare di passare di punto in bianco al metodo biodinamico rinunciando da un giorno all’altro ai sistemi di difesa messi in campo nell’orto fino ad ora. La conversione del terreno è un processo lento, che passa da una riduzione graduale dell’uso dei veleni. Un fondamento importante per determinare la salute delle piante nell’orto è garantire loro la presenza di humus, da preferirsi a una nutrizione artificiale fornita tramite concimazioni solubili.

Fare agricoltura biodinamica significa prendersi cura della terra e delle forme di vita che essa racchiude: il suolo che coltiviamo è popolato da una moltitudine di insetti e microrganismi. Queste minuscole creature presiedono ai processi naturali che permettono lo sviluppo delle coltivazioni. Grazie al loro lavoro si rende possibile la decomposizione della materia organica in elementi nutritivi che possono essere assorbiti dall’apparato radicale delle piante orticole. L’agricoltura moderna dimentica questa ricchezza vitale e crea un modello simile a quello industriale: se servono materie prime vengono fornite già pronte, con la concimazione, mentre ogni tipo di ingerenza da parte di insetti o funghi viene sterminata con trattamenti.

La fertilità di un terreno è strettamente connessa alla presenza di vita insita nella terra stessa: insetti e microrganismi fabbricano humus, organismi sporigeni chiamati micorrize stabiliscono relazioni di simbiosi con le radici permettendo alla pianta di assorbirlo correttamente.

Humus e nutrizione corretta delle piante

L’humus è una sostanza che viene formata dai microrganismi attivi nel suolo, trasformando sostanze vegetali secche che cadono a terra (foglie e rami) e altri residui organici. Dal processo di degradazione si forma un gel colloidale che contiene elementi nutritivi, legati da un 75% di acqua.

Non esiste un unico tipo di humus: ogni ambiente crea il suo peculiare, dovuto alla geologia del terreno, alle diverse sostanze organiche che vi si depositano ma anche alla relazione tra suolo e piante presenti. Quando la pianta entra in rapporto con l’ambiente richiede la produzione di un determinato tipo di humus, necessario al suo nutrimento. In cambio la pianta tramite le sue radici contribuisce a migliorare la struttura del suolo. Esiste quindi un humus che viene formato per i pomodori, uno differente per le carote, un altro ancora per l’insalata: il terreno di un orto dove si coltivano venti ortaggi diversi realizzerà venti tipologie di humus.

La nutrizione tramite humus è molto diversa da quella che viene attuata fornendo chimicamente gli elementi nutritivi necessari tramite sali solubili. Con il termine “sali solubili” si intendono tutti i concimi a rapida cessione, quelli di sintesi chimica ma anche alcuni di quelli naturali come pollina o stallatico in pellet.

Immettendo sostanze idrosolubili nel terreno si crea un problema: i nutrimenti vengono facilmente dilavati dalle piogge e dalle irrigazioni, questo porta i sali a concentrarsi nelle stratificazioni impermeabili del terreno. Gli elementi nutritivi si accumulano quindi in profondità, dove risiedono anche i depositi d’acqua a cui attingono le piante, questo aumenta la salinità dell’acqua depositata.

A livello cellulare i vegetali necessitano un determinato rapporto tra acqua e sali contenuti in ogni cellula (legge di osmosi). Se la pianta può attingere separatamente ai sali e all’acqua può regolare questo rapporto. E’ quello che succede in natura, dove la pianta ha radici fascicolate superficiali per nutrirsi e radici fittonanti profonde per abbeverarsi.

Quando la pianta ha sali in eccesso per riequilibrarli deve assorbire acqua, ma se l’acqua a sua disposizione è salata a sua volta non è più possibile ritrovare l’equilibrio. L’organismo vegetale resta in situazione di eccesso di sale, per bilanciarlo proverà ad assorbire acqua in continuazione ma contestualmente assorbirà ancora sale. Ne risulta un circolo vizioso che indebolisce le piante.

Con l’humus questo non succede perché si tratta di un nutrimento a lenta cessione: può restare nel terreno per mesi a disposizione delle radici senza scendere in profondità. L’humus viene assorbito tramite radici superficiali, che le piante usano per i nutrimenti, mentre le radici fittonanti vanno a fondo dove trovano acqua pulita. In questo modo l’organismo vegetale è in grado di auto regolare la quantità di sale presente nelle sue cellule, questo lo porta a essere sano e vigoroso.

Questa differenza tra fertilizzanti e humus spiega come mai le piante trattate con concimazioni solubili siano più deboli e di conseguenza più soggette a malattie. Quando in natura un elemento non è sano facilmente perisce: muffe e batteri non fanno altro che applicare la selezione naturale, attaccando piante indebolite. Il coltivatore che ha utilizzato fertilizzante solubile deve quindi intervenire sovente per difendere le colture, ricorre quindi ai veleni.

La pratica biodinamica ha un punto di vista differente: promuove una nutrizione naturale, volta a creare un equilibrio, che può più facilmente evitare problemi. Il contadino biodinamico considera l’humus un prezioso capitale che salvaguarda l’orto dalle avversità ed evita di avvelenare l’ambiente.

Articolo di Matteo Cereda, scritto con la consulenza tecnica di Michele Baio, agricoltore e formatore biodinamico.


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